L’aggravamento omeopatico

Quando assumiamo un farmaco della medicina convenzionale, ci aspettiamo che esso produca una riduzione dei sintomi di cui soffriamo. Se il farmaco produce un aggravamento dei sintomi o ne produce di nuovi riteniamo, a ragione, che il farmaco non sia adeguato e debba essere cambiata la dose o il farmaco stesso.

In medicina omeopatica, la comparsa di un aggravamento transitorio  dei sintomi di cui si soffre, come risposta iniziale dopo l’assunzione del medicinale omeopatico, è una possibilità, rara nella pratica clinica, che conferma però l’adeguatezza della terapia.

Il rimedio omeopatico è somministrato al paziente sulla base della sua capacità di produrre, durante la sperimentazione su individui sani, sintomi che sono simili a quelli della patologia che il paziente manifesta (Principio di Similitudine).
Il medicinale somministrato al paziente stimola una reazione in quanto simula nell’organismo sintomi simili a quelli della patologia presente. Il processo di guarigione è attivato in questa reazione.

In alcuni casi, inizialmente si manifesta un acuirsi dei sintomi di malattia; ciò si crea perché l’organismo è iper-stimolato dal rimedio e va in iper-reazione.

A questo punto alcuni pazienti sono portati ad agire come se stessero assumendo un farmaco convenzionale ed interrompono la terapia temendo che la terapia sia sbagliata.
Invece l’aggravamento è solo una rara risposta iniziale transitoria, ma che conferma la scelta adeguata del rimedio. Bisogna sospendere il rimedio, attendere alcuni ore o alcuni giorni sino alla scomparsa della fase di aggravamento. A quel punto si presentano due possibilità:

  1. dopo la fase di aggravamento si è passati attraverso la fase di reazione di guarigione e la patologia è completamente eliminata, quindi non c’è motivo di assumere nuovamente il rimedio omeopatico.
  2. dopo la fase di aggravamento i sintomi sono ritornati ad una intensità uguale o  ridotta rispetto all’inizio, ma non sono scomparsi; quindi si riprende l’assunzione del medicinale omeopatico, solitamente a questo punto non si ripresenta l’aggravamento dei sintomi, e si prosegue sino alla scomparsa dei sintomi, oppure sino ad esaurire i tempi della terapia, come da prescrizione del medico. Durante la visita di controllo il medico valuterà se il primo rimedio è ancora indicato e ne consiglia la prosecuzione, oppure prescrive un nuovo rimedio più adatto alla cura dei sintomi che rimangono.

L’aggravamento omeopatico compare perché l’informazione energetica portata dal medicinale omeopatico è di intensità eccessiva rispetto all’intensità dell’energia di malattia presente nell’organismo.
Al fine di evitare la pur minima comparsa di un transitorio aggravamento omeopatico iniziale (che non è pericolosa, ma fastidiosa per il paziente) si inizia la terapia con la minima dose/potenza del medicinale.
A volte, pur avendo scelto la minima potenza necessaria, si presenta comunque un aggravamento temporaneo dei sintomi; ciò di solito indica che il rimedio omeopatico è in perfetta similitudine con i sintomi presenti ed è sufficiente un minimo stimolo per produrre la reazione di guarigione dell’organismo.

(Cfr. Paragrafi 170, 171 e 282 “Organon dell’Arte Razionale della Guarigione” di Samuel Hahnemann)
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2 commenti

  1. buongiorno da ieri 24/08/2015 ho iniziato klimaktoplant DHU come dosaggio 2 cp tre volte al dì, una compressa in caso di attacco acuto ( il mio problema sono le vampate di calore della menopausa), mi sempra che la sintomatologia sopra descritta stia peggiorando, che succede?

    1. Valutare la risposta ad un complesso omeopatico (più singoli rimedi assunti contemporaneamente) non è semplice perché stiamo considerando l’interazione di più rimedi, quindi è una situazione “complessa”. Consiglio sempre di utilizzare singoli rimedi, in tal modo il terapeuta conoscendo a priori i sintomi sperimentali del rimedio e la situazione clinica del paziente è in grado di valutare la reazione al rimedio secondo le regole riportate nell’articolo.

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