Diluizioni ultramolecolari in Omeopatia: come funzionano?

Per diluizioni ultramolecolari si intendono quelle che superano il numero di Avogadro, quindi la 12a diluizione centesimale (C o CH). Secondo le leggi della Chimica non ci aspettiamo che una tale diluizione contenga molecole. Per come siamo abituati dalla fitoterapia e dalla farmacologia moderna, se un farmaco non contiene molecole non può essere attivo e se apparentemente mostra qualche effetto terapeutico ciò è dovuto all’effetto placebo.

L’effetto placebo è un benefico effetto terapeutico non dovuto al medicinale utilizzato, ma al convincimento da parte del paziente che tale farmaco gli darà giovamento, anche se il farmaco non contiene sostanze attive, ma solo zucchero o acqua o altre sostanze farmacologicamente inattive.

Molti studi su cellule, piante, animali ed esseri umani mostrano però che il medicinale omeopatico è più attivo del placebo anche se utilizzato in diluizioni che non contengono più molecole (oltre la 12CH)

Paolo Bellavite e altri hanno pubblicato su Homeopathy (2014) 103, 4-21 una revisione delle principali ipotesi relative al meccanismo d’azione fisico-chimico delle diluizioni ultramolecolari, che possono essere così riassunte:

  1. Clatrati e cluster
  2. Domini di Coerenza
  3. Nanoparticelle
  4. Entanglement quantistico (o correlazione quantistica)
  5. Frattali

Nei prossimi articoli analizzeremo le singole ipotesi che ho elencato sopra.

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