Celiachia

La diagnosi di Celiachia o Morbo Celiaco è sempre più frequente in questi ultimi anni.

All’Università ci avevano insegnato a sospettare il Morbo Celiaco in presenza di diarrea, dimagrimento, anemia e altri sintomi molti evidenti. Ricorderò sempre il caso di una giovane, ricoverata nel reparto di Clinica Medica che frequentavo come studente interno. Era un caso difficile, già esaminato da altri specialisti e il sospetto cadeva su una forma midollare, leucemia, aplasia o altro. Agli studenti interni era affidata la compilazione della cartella clinica con la raccolta dettagliata dell’anamnesi, la storia clinica del paziente. Mi colpirono l’estrema magrezza e il pallore della giovane. L’anamnesi non sembrava contenere notizie particolarmente interessanti sino a quando si arrivò all’alvo: soffriva di diarrea cronica. Se non le avessi chiesto “da quanto tempo?” avrei perso l’informazione fondamentale; infatti soffriva ininterrottamente di diarrea dall’età di sei mesi (all’epoca del ricovero aveva da poco superato i 20 anni). 50 anni fa accadeva facilmente che durante lo svezzamento non si fosse così attenti come oggi alle prime farine che si introducevano con lo svezzamento e facilmente si iniziava già con quelle contenenti glutine (In letteratura c’è evidenza che l’introduzione più tardiva delle farine con glutine riduce la probabilità di comparsa precoce di reazione al glutine). Quando la giovane fu messa a dieta senza glutine progressivamente l’alvo si regolarizzò, aumentò il peso corporeo e si risolse l’anemia.
Ricordo altri di questi casi eclatanti, ma tutti appartengono agli anni giovanili e la diagnosi di celiachia non era molto diffusa.

Attualmente le diagnosi di celiachia sono molto aumentate come numero, ma molto spesso la sintomatologia clinica è silente, lieve o poco significativa. La diagnosi si basa sulla positività degli anticorpi specifici nel sangue e sull’alterazione dei villi duodenali esaminati con EGDS (esofagogastroduodenoscopia).

Ai pazienti che ricevono questa diagnosi è solitamente consigliata una dieta assolutamente priva di glutine. Una dieta di questo tipo pone ovviamente qualche difficoltà nella vita dei pazienti.

Dalla letteratura scientifica riporto uno studio, pubblicato in Gut nel 1988, che dimostra come una dieta a basso contenuto di glutine (circa 50 grammi al giorno di farina con glutine) permetta di ottenere la normalizzazione dei livelli anticorpali e della morfologia dei villi intestinali, con risultati simili alla dieta priva di glutine; al contrario rimane un infiltrato linfocitario nello spessore della parete intestinale. Dieta a basso contenuto di glutine

In un altro studio, di cui riporto l’abstract Morbo Celiaco trascurato, pubblicato in Lancet nel 1975, sono stati contattati pazienti con diagnosi di celiachia e di cui i ricercatori non avevano notizie da anni. Molti di questi pazienti non erano consapevoli di dover mantenere la dieta priva di glutine ed erano tornati alla normale alimentazione. La morbilità, cioè la presenza di nuovi disturbi o malattie, era bassa, ad eccezione di un decesso per linfoma dell’intestino tenue.

Mentre nei casi con sintomi evidenti si impone la sospensione del glutine, nei casi che non presentano sintomi manifesti o hanno disturbi lievi forse sarebbe opportuno valutare l’impatto terapeutico di una dieta a basso contenuto di glutine, che permetterebbe minori restrizioni nello stile di vita, soprattutto nella popolazione in età scolastica.

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