La direzione della cura in Omeopatia

In qualunque percorso terapeutico è fondamentale capire se la cura sta stimolando l’organismo a procedere verso la guarigione o sta solo impedendo la manifestazione dei sintomi.

Data l’importanza dell’argomento, ripropongo integralmente un articolo che ho pubblicato nel 2013, con alcune aggiunte finali.

Costantine Hering (1800-1880) è uno dei medici omeopati più importanti nella storia dell’omeopatia.

Oltre ai molti scritti e all’opera fondamentale della Materia Medica Omeopatica (Guiding Symptoms) a lui viene attribuita la codifica di alcune regole che descrivono il comportamento dell’organismo e l’evoluzione dei sintomi nel processo di guarigione, che procedono:

  1. dalle parti alte dell’organismo verso il basso
  2. da organi più importanti verso quelli meno importanti nell’economia dell’organismo
  3. dall’interno verso l’esterno
  4. da sintomi più recenti a sintomi più vecchi

Significa che, in un percorso terapeutico che procede verso la guarigione, si possono verificare una o più delle condizioni sopra riportate, a conferma della corretta direzione della cura.

Proviamo a spiegare brevemente i vari punti con alcuni esempi:

  1. se è presente un’eruzione cutanea distribuita in varie parti del corpo, la guarigione inizierà dalle parti alte del corpo e procederà verso quelle più basse, quindi si libereranno prima la testa e le braccia e progressivamente anche il tronco e gli arti inferiori
  2. se è presente una patologia a carico dei bronchi, asma, sindromi catarrali, il processo di guarigione potrebbe portare più in superficie i sintomi e quindi il paziente, in una fase intermedia del percorso, potrebbe trovarsi libero da patologia bronchiale ed essere invece afflitto da patologie catarrali a carico delle alte vie respiratorie
  3. un paziente che soffre di asma bronchiale potrebbe trovarsi libero da tale patologia e osservare la comparsa di disturbi, eruzioni, a carico della cute. Ovviamente la prosecuzione della cura porterà a guarigione anche la cute.
  4. il paziente può osservare la scomparsa dei disturbi più recenti, per i quali ha chiesto aiuto al medico, e vedere ricomparire sintomi precedenti in ordine temporale. Questo processo a ritroso può riguardare la ricomparsa di sintomi progressivamente sempre più indietro nella storia del paziente, sino alla completa risoluzione del percorso patologico.

Questi comportamenti reattivi dell’organismo, durante il percorso di guarigione, non sono peculiari solo della terapia omeopatica, ma appartengono ai processi fisiopatologici dell’organismo e possono essere osservati anche durante altri approcci terapeutici che basino la loro azione sull’attivazione della reattività dell’organismo.

E’ importante osservare che, se durante qualunque percorso terapeutico, con qualunque medicinale o stimolo, si osservano i sintomi procedere in direzioni opposte a quelle descritte da Hering, il terapeuta deve prestare attenzione ed eventualmente modificare la terapia, poiché essa sta portando l’organismo in direzione opposta alla guarigione, intesa come risoluzione completa del problema.

Per esempio, accade spesso di osservare che l’uso locale di cortisonici sulla cute in caso di dermatiti, eruzioni cutanee, porti alla scomparsa del sintomo cutaneo, per poi recidivare qualche tempo dopo la sospensione del cortisonico. Se poi si insiste nell’applicare nuovamente il farmaco e per un tempo adeguato a non vedere più ricomparire l’eruzione, spesso qualche tempo dopo si osserva la comparsa di sintomi più interni, per esempio sulle mucose delle vie respiratorie, come catarri o infiammazioni, oppure nell’apparato intestinale. La conferma che la patologia più interna è correlata alla patologia cutanea soppressa con cortisone si ha quando si adotta la terapia omeopatica, che risolve la patologia più interna e a volte porta a ripresentarsi l’eruzione cutanea soppressa in precedenza; la prosecuzione della terapia omeopatica adeguata porta infine a guarigione anche la patologia cutanea.

Da questo e molti altri esempi che osservo nella pratica clinica, si comprende che l’organismo non è suddiviso per apparati, sistemi, organi divisi tra di loro, tanto che la patologia che li può affliggere riguarda solo quell’organo, ma tutto l’organismo è un “unicum” in cui la dinamica di malattia può passare da un organo ad un altro, come in un sistema di vasi comunicanti; se l’espressione dei sintomi in un organo è impedita i sintomi si manifestano in un altro organo. Dal punto di vista nosografico la malattia viene chiamata con un altro nome, essendo presente in un organo diverso con manifestazioni cliniche diverse, ma la dinamica sottostante che sostiene la malattia è la medesima. Non solo in omeopatia, ma anche in molte altre medicine complementari e tradizionali il concetto di dinamica di malattia che può manifestarsi in organi e apparati diversi è molto chiaro e ben descritto.

Con questa comprensione, l’integrazione della medicina convenzionale con la medicina omeopatica e le altre medicine complementari diventa particolare utile. La medicina convenzionale offre opportunità terapeutiche che permettono di agire prontamente e in sicurezza in situazioni acute e di emergenza e l’utilizzo di farmaci in situazioni croniche può bloccare la comparsa di complicazioni o conseguenze anche gravi, ma può esporre a dinamiche di soppressione dei sintomi. L’utilizzo contemporaneo, o anche in prima istanza quando possibile, della terapia omeopatica, aiuta a ridurre la necessità di farmaci e stimola l’organismo nella direzione della guarigione, mentre i farmaci stanno controllando i sintomi della malattia.