Terapia dell’ipotiroidismo subclinico in gravidanza

In un articolo pubblicato nel New England Journal of Medicine si discute l’opportunità di integrare con ormone tiroideo in caso di ipotiroidismo subclinico in gravidanza.

BACKGROUND

L’ipotiroidismo subclinico durante la gravidanza può essere associato a riduzione del quoziente intellettivo nel bambino. Lo studio si propone di investigare se il trattamento con levotiroxina durante la gravidanza migliora le funzioni cognitive dei figli.

METODI

Sono state selezionate donne in gravidanza prima della ventesima settimana di gestazione, con tiroidismo subclinico, definito da TSH uguale o maggiore di 4,00 mU/L e T4 normale  oppure con ipotirossinemia, definita come TSH normale e basso T4 (inferiore a 0,86 ng/dl).

Le donne sono state assegnate in modo casuale in due gruppi distinti, uno che riceveva supplementation con levotiroxina, l’altro riceveva placebo.

I bambini sono stati osservati per 5 anni successivi alla nascita, tramite test di valutazione dello sviluppo e del comportamento.

CONCLUSIONI

Il trattamento dell’ipotiroidismo subclinico o l’ipotiroxinemia iniziato tra la ottava e la ventesima settimana di gestazione, con levotiroxina, non ha portato a risultati cognitivi significativamente migliori nei bambini durante i primi 5 anni di vita, rispetto ai figli di donne che in gravidanza avevano ricevuto il placebo.

Print Friendly, PDF & Email

2 commenti

  1. Dott. sarebbe interessante un suo personale commento alle conclusione dell’articolo.

    1. Provo a condividere una mia impressione.
      Quando analizziamo nella popolazione generale i valori di un esame di laboratorio, come il TSH, troveremo che tendono a distribuirsi secondo una curva gaussiana a campana. Attorno al valore medio troveremo la popolazione sicuramente sana; più ci allontaniamo dal valore medio e andiamo verso la “testa” e la “coda” della curva tenderemo ad incontrare persone sane che sempre più si mescolano con persone che, con lo stesso valore di laboratorio, presentano patologia clinicamente rilevante. Per definire i valori normali di un esame di laboratorio, vengono quindi esclusi i valori estremi della campana (la testa e la coda) e viene stabilito un intervallo di riferimento in cui troveremo le persone sane. Per il TSH l’intervallo di riferimento nello studio è posto a 4 come valore massimo di normalità. Se però consultiamo la letteratura internazionale possiamo trovare che i valori normali di riferimento non sono così rigidi e possono variare secondo le età e le situazioni.
      Se consultiamo ad esempio questa pagina Medscape
      troviamo che i valori massimi normali proposti variano durante la gravidanza e sono comunque superiori a 4. Quindi, se allarghiamo un po’ la campana della curva gaussiana, evitiamo di includere in terapia persone che non ne hanno verosimilmente bisogno e allo stesso tempo identifichiamo più precisamente chi sicuramente ne ha bisogno.
      Lo studio in questione, che è stato ritenuto affidabile e importante, tanto che NEJM lo ha inserito nei Quick Take Video Summary, sembra dirci questo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.