In medicina convenzionale l’approccio alle allergie si concentra sul livello fisiopatologico, cioè la spiegazione della cascata di reazioni immunitarie e biochimiche che producono le manifestazioni e sul trattamento dei sintomi, che consiste nel blocco a qualche livello della cascata di eventi immunitari e biochimici.
Mentre la medicina convenzionale la conoscenza degli eventi immunitari e biochimici è sempre più precisa e dettagliata, molto meno conosce e investigai motivi che attivano il sistema immunitario verso il comportamento allergico.
Alla ricerca sui motivi dell’attivazione allergica si dedica la psicosomatica. Alcuni autori hanno descritto negli ultimi decenni le loro osservazioni e ipotesi.
Alexander F. (1950)
In Medicina psicosomatica analizza a fondo l’asma bronchiale. La sua celebre teoria ipotizza che l’attacco asmatico sia l’equivalente di un “pianto represso” verso la figura materna, un conflitto tra il desiderio di dipendenza e la paura di essere soffocati dalla madre.
Dunbar, F. (1943)
In Psychosomatic Diagnosis si è concentrata sul profilo di personalità del paziente allergico, evidenziando tratti di forte ansia, tendenza al controllo e difficoltà nell’espressione dell’aggressività.
Dethlefsen, T., e Dahlke, R. (1984)
In Malattia e destino. Il valore e il messaggio della malattia, gli autori dedicano un capitolo intero all’allergia, interpretandola come un’espressione di aggressività rimossa. L’allergico combatte sul piano fisico (contro il polline, il pelo del gatto, ecc.) ciò che teme e rifiuta sul piano psichico (la sessualità, l’istinto, l’aggressività).
Frigoli, D. (1993)
In La via del corpo. Psicosomatica ecobiopsicologica introduce il modello ecobiopsicologico. L’allergia viene letta attraverso l’analogia tra la funzione biologica del sistema immunitario (che discrimina il Self dal Non-Self) e la funzione psicologica dell’identità e dei confini personali.
Marty, P. (1990)
In La psicosomatica dell’adulto Pierre Marty e la scuola psicoanalitica di Parigi introducono il concetto di “pensiero operatorio” e “depressione essenziale”. Nei pazienti con somatizzazioni allergiche gravi, spesso si riscontra una difficoltà a mentalizzare i conflitti, che si scaricano direttamente sul corpo.
McDougall, J. (1989)
In Teatri del corpo. Un approccio psicoanalitico ai disturbi psicosomatici l‘autrice esplora come il corpo venga utilizzato come un palcoscenico per recitare scenari psichici che non possono essere espressi a parole. L’allergia viene vista come una risposta arcaica a minacce di intrusione o abbandono.
Con la terapia della medicina convenzionale, antistaminici e cortisonici, otteniamo un controllo dei sintomi allergici, per blocco della cascata degli eventi immunitari e biochimici. Non raggiungiamo una reale guarigione dell’allergia perché non viene individuata la causa all’origine, ma solo le cause scatenanti, come la presenza dell’allergene o quelle predisponenti come la familiarità e la genetica.
Con la terapia omeopatica si va ad approfondire la conoscenza del contesto psicologico ed emozionale della persona che manifesta i sintomi allergici, si investiga la sua storia sia nei sintomi particolari sia in quelli generali e si cerca di ricostruire l’aspetto simbolico e analogico che collega i propri vissuti esistenziali con le manifestazioni allergiche. La terapia omeopatica è quindi indirizzata alla risoluzione dei sintomi fisici perché stimola a riconoscere e risolvere il conflitto e più in generale il significato che si esprime nei sintomi fisici.
Il corpo è sempre il luogo dove raccontiamo la nostra storia, per quelle parti non risolte che attraverso il simbolo e l’analogia si esprimono in sintomi e segni.

